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Cuffia dei rotatori, a cosa serve il mobilizzatore passivo-kinetic dopo l’intervento?

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Sono molti gli interventi di spalla che traggono vantaggio dall’uso di un mobilizzatore passivo-kinetec nel post-operatorio. Per esempio, dopo un intervento ricostruttivo della cuffia dei rotatori, ma anche dopo un intervento di stabilizzazione artroscopica, di sintesi o protesi, per fratture o artrosi grave di spalla, viene sempre prescritto l’utilizzo di un mobilizzatore passivo. A cosa serve e come lo deve utilizzare il paziente? Risponde il dottor Paolo Baudi, specialista in ortopedia e traumatologia.

 

Dopo circa 10-15  giorni dall’intervento ricostruttivo della cuffia dei rotatori, di stabilizzazione artroscopica o di protesi, al paziente viene prescritto l’utilizzo di un mobilizzatore passivo di spalla per recuperare in maniera rapida e corretta la mobilità dell’articolazione. Il mobilizzatore non viene usato in ospedale, ma a casa: il giorno in cui il paziente deve iniziare a utilizzarlo, il mobilizzatore passivo viene consegnato a casa del paziente, e i tecnici ortopedici che effettuano la consegna si devono occupare del posizionamento e della regolazione dell’apparecchiatura, in modo tale che il mobilizzatore venga adattato perfettamente in base all’altezza e alla conformazione fisica del paziente. L'arto controlaterale, cioè il braccio non operato, viene posto a 90°, le spalle allineate e appoggiate allo schienale, anch’esso regolato. Infine, viene regolato l'angolo di rotazione a cui sottoporre la spalla operata.

È molto importante che, nella fase della regolazione, il paziente sia completamente rilassato e con i muscoli non contratti. La terapia con il mobilizzatore viene suddivisa in varie sedute, in cui il paziente attiverà la macchina per 15-20  minuti per circa 2-3 volte al giorno, sempre attenendosi alle indicazioni del chirurgo. Anche durante la seduta, è importante che il paziente non contragga i muscoli. La mobilizzazione passiva deve essere piacevole, se si avverte dolore, il mobilizzatore può essere fermato, si deve ridurre l'arco di mobilizzazione e poi riavviato una volta che il fastidio o dolore si attenua. Nella nostra esperienza l’uso del mobilizzatore passivo si è rivelato utile nel preparare  il paziente all’inizio della riabilitazione vera e propria eseguita presso il centro riabilitativo di fiducia, riducendo la rigidità tissutale e fornendo al centro stesso un paziente meno timoroso, meno contratto e rigido nell’affrontare il percorso riabilitativo.