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Ruolo della rieducazione propriocettiva nel trattamento delle instabilità di spalla

L'instabilità comprende una serie di quadri clinici ed anatomo-patologici dove l'alterazione della funzione degli stabilizzatori statico/dinamici si può esprimere dalla semplice apprensione dolorosa alla lussazione recidivante.

Il problema delle instabilità è che in seguito a una lassità strutturale anatomo-funzionale diventa difficile lavorare in analitico sui gruppi muscolari della spalla visto che il controllo propriocettivo muscolo-tendineo e articolare sono fortemente compromessi.

Il disequilibrio muscolare nelle AMBRI è causa ed effetto disfunzione stessa.

MATERIALI E METODI

Numerosi studi e ricerche riportano diverse definizioni che costituiscono la base teorica del nostro protocollo di applicazione: 

  • La stabilità articolare è il risultato di una complessa interazione tra la componente statica e dinamica mediata dal controllo neuromuscolare. - Myers 2000.
  • Altri studi hanno dimostrato come l'instabilità G-O produca effetti deleteri sul senso di posizione e cinestesia - Smith 1989; Lephart 1996; Zuckerman 2003; Barden 2004.
  • L'instabilità G-O e il deficit propriocettivo influiscono negativamente sulla stabilità funzionale della spalla, si vengono a creare così alterazioni a livello dei patterns di attivazione del controllo neuromuscolare degli stabilizzatori dinamici, della coattivazione della cuffia, una più lenta attivazione del bicipite brachiale, deficit del Gr. pettorale e ridotta co-attivazione SVSP/STSC. Kronberg 1991 - Mc Mahon 1996 - Myers 2004.
  • Aumento della stabilità dinamica in seguito a miglior co-attivazione degli stabilizzatori dopo training con esercizi a CCC. Ubinger 1999 - Henry 2001

Il lavoro effettuato in condizioni instabili dove il corpo stesso è in CCC dovrebbe essere preferito quando oltre all'aumento di forza, si ricerca l'ottimizzazione del controllo motorio e della coordinazione nella strategia dell'azione.

Nel mantenere una forma ed esprimere movimento i soggetti migliorano il controllo neuromuscolare perché hanno la necessità di far lavorare i muscoli in catena: trovando appoggio sugli stabilizzatori i muscoli motori sono più liberi di effettuare azioni ed esprimere più potenza.

La nostra esperienza ci porta a confermare il protocollo di B. KIBLER dove l'obiettivo è ripristinare la funzione ottimale a livello complessivo e non solo distrettuale. Coinvolgere ogni anello della catena dinamica delle azioni complesse come la postura dell'anca, del tronco e della scapola è necessario per ripristinare il funzionamento posturale-propriocettivo.

Il soggetto lavora in galleggiamento verticale con gli AASS in appoggio a sostegni fissi o parzialmente mobili, deve mantenersi in equilibrio trasmettendo al corpo piccoli e veloci spostamenti fino alle estremità inferiori. E' un'attività complessa di equilibrio, in cui il maggior coinvolgimento muscolare, propriocettivo e cognitivo degli AASS viene molto esaltato in acqua alta per l'assenza di appoggi plantari.

Il primo approccio è conservativo per una durata di 4 mesi compatibilmente alle necessità del paziente; il lavoro è incentrato sul rinforzo muscolare associato alla percezione del senso cinestesico. Solo se non si avrà avuto successo si procederà con il trattamento chirurgico.

RISULTATI

Gli esercizi in CCC garantiscono maggiori risultati sullo sviluppo del controllo propriocettivo.

Scopo della rieducazione propriocettiva è la scomparsa del dolore e il ripristino dell'equilibrio muscolare che in assenza di lesioni viene ottenuto in 2 mesi con una frequenza di 3v a settimana. Per il consolidamento dei risultati consigliamo di proseguire con un'attività di mantenimento per altri 2 mesi con frequenza monosettimanale.

CONCLUSIONI

Pur essendo gli AASS molto utilizzati nella nostra attività quotidiana relazionale e lavorativa, è molto difficile coinvolgerli in un'attività propriocettiva a CCC; un valido strumento è l'attività in acqua, dove il corpo lavora in CCC. Gli stabilizzatori sono coinvolti in catena dinamica per ridurre la lassità e l'effetto di un'azione è dato dall'appoggio dei muscoli distali sugli stabilizzatori prossimali: l'anello debole diventa il perno del movimento come avviene nel lancio di una catapulta.

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